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Updated 01/01/2005
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21st of May 2003 Cat Power + Women & Children, Transilvania live - Milano
Marco Guizzi
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Dei concerti di Chan Marshal, alias Cat Power, tutti avevamo sentito dire qualcosa. Per lo pi qualcosa di strano: a me avevano raccontato di scene di isterismo varie, di cronica timidezza spinta fino alla catatonicit e di incapacit di reggere il palco; di continue false partenze, di lacrime a met serata, di canzoni e concerti interrotti dopo poco dal proprio inizio.
Insomma, certamente non uno dei personaggi pi facili di cui godere dal vivo, che arriva in un Transilvania comunque preparato al peggio e stranamente disciplinato, tanto che durante l'esibizione della nostra neppure un brusio si levava da un pubblico evidentemente intimorito. Eppure, nonostante l'eccentrica fama di Cat Power, mai mi sarei aspettato uno spettacolo come quello di questa sera, rivelatore dell'altra faccia della medaglia.
Ma andiamo per ordine, e rifugiamoci nella cronaca della serata: intorno alle nove e venti un curioso tizio, tutto vestito in jeans e dal cappellino calcato sulla fronte, compare sul palco e si avvicina al microfono. Sguardo costantemente inchiodato a terra, voce tanto flebile da essere meno che sussurrata tra un brano e l'altro, alternanza tra pianoforte e chitarra sferragliante suonata con le dita: si tratta di M. Ward, cantautore americano sconosciuto ai pi ma che, per i suoi due dischi gi pubblicati,
si avvalso pure della collaborazione di personaggi come Howe Gelb e Jason Lytle dei Grandaddy. Il suo un neo-country decisamente depresso, alla maniera di Will Oldham e soci, rispetto al quale per Ward sembra preferire un approccio pi "nero", forse per quegli arpeggi di chitarra tendenti al blues o per quegli stralci soul raggiunti con piano e voce. Qualche buon
numero, ma decisamente poco tempo a disposizione per catturare l'attenzione dei presenti.
La cosa sembra riuscire pi facile all'altro antipasto della serata, vale a dire il gruppo franco-americano Women & Children, se non altro grazie alle doti della bella vocalist, impegnata su toni baritonali alla "vorrei essere Nico ma non posso". Folk-rock soffuso ed acustico, con cenni malinconici o psichedelici per meno di mezz'ora: il gruppo si dimostra abbastanza interessante e il pubblico sembra gradire, anche se si capisce che ha la testa gi concentrata per altro.
Ovvero quel che sarebbe successo di l a poco: sono quasi le dieci e mezzo e sul palco si dispongono un batterista, un chitarrista, una violinista e - frangetta cadente e trucco pesantissimo - Chan Marshal al piano: il pubblico (piuttosto numeroso) si spinge tutto verso il palco, e non pochi si alzano sulle punte dei piedi per scorgere quel viso. Non faccio a tempo a chiedermi quanto peso debba sempre avere la fascinazione fisica nel successo di un' artista donna, e quanto, dall'altra parte, la suggestione data da una bella voce femminile possa creare immagini di bellezza fisica nelle teste dell' ascoltatore, che gi il concerto di Cat Power iniziato. Come per il resto delle date di questo tour, un'esibizione divisa in due: la prima mezz'ora, principalmente dedicata all'ultimo album, vede sul palco un gruppo completo. I brani vengono ovviamente riarrangiati un poco per l' occasione, con la batteria molto leggera a stendere quasi un fruscio ritmico, la chitarra d'accompagnamento che si fa centrale quando innesta una lieve distorsione, e il violino a fare da prolungamento melodico alla voce; quella voce che su disco, grazie a diverse maschere sonore, oltre che al proprio connaturato fascino, occupa una posizione centrale ma che qui preferisce farsi pi defilata, innestandosi lievemente sul delicato impasto sonoro piuttosto che primeggiare. Una voce molto pi sussurrata e distante di quel che ricordavamo, meno potente e tonicamente molto pi lineare, eppure ugualmente capace, come dimostra soprattutto la splendida versione di "Good woman" (con violino e cori degli altri musicisti a sostituire bimbi e Vedder), forse l'apice di questa prima parte di concerto. Poi comincia la seconda: gli altri se ne vanno dietro le quinte, e Chan rimane sola al piano, col quale accompagnare solo la propria voce in un paio di canzoni (si comincia con l'interminabile "Names"). Qui i toni si fanno, ovviamente, pi intimisti, ed insieme la nostra sembra liberare la voce, che ora corre pi sciolta sui diversi registri. Ma poi tutto cambia, e dopo circa quaranta minuti complessivi, il concerto formalmente finisce. La nostra abbandona infatti il piano, imbraccia la chitarra, rivolge un paio di parole al pubblico. e poi si perde completamente. Il seguito della serata ha pi a che fare col pettegolezzo e la spicciola sociologia da (anti) rock-star che con la musica; difficile dire se il comportamento della nostra fosse spinto dall'eccessivo grado alcolico del proprio sangue o se, piuttosto, rappresentasse semplicemente il contraltare dell'autismo e del mutismo accennati all'inizio dell'articolo (eccesso di antidepressivi?).
Fatto sta che il crescendo di idiozie ed isterismi consumato davanti ad un pubblico spaccato a met tra chi si divertiva e chi cominciava ad infastidirsi (come il sottoscritto), ha finito per spezzare - se non rovinare - l'atmosfera e le buone impressioni fin l ricevute. Si comincia con un delirio di parole, incomprensibili ai pi (anche perch per met riversate fuori dal campo del microfono e quindi letteralmente inudibili), propinato con foga, tra risolini ed incespicamenti, per quasi dieci minuti filati: qua e l sembra di cogliere vaghe disquisizioni linguistiche sulla traduzione in italiano di termini quali "succhiapalle", "figa", etc. (e se, a sentir la sua voce sui dischi, vi eravate costruiti l' immagine di una dolce e timida fanciulla, qui vi sar sicuramente crollato
un mito); poi comincia - giustificatamente, si capisce, per. - a prendersela col ridicolo mobilio del Transilvania, tutto pipistrelli,
epitaffi e ragnatele spray. Da l al fingere di improvvisare cover heavy metal, con tanto di accenni "growl", il passo breve: il gioco bello finch dura poco, dicevano i ragazzini torturati dai compagni alle elementari, ma Chan sembra non pensarla allo stesso modo, dato che - senza aver suonato un'altra sola nota da sola - richiama il gruppo sul palco e, cominciato a suonare non si capisce bene che cosa, prende la chitarra per il manico e, con movimenti meccanici e ripetitivi, finge di romperla, tirandola di qua e di l. Il tutto per due minuti buoni di orologio. I suoi compari si dividono tra sorrisi divertiti e sguardi imbarazzati, cos come il pubblico, fino a quel momento incredibilmente disciplinato: ora c' invece chi urla e ride rumorosamente (o il mio senso dello humour s' definitivamente azzerato, oppure proprio non ho capito il perch), mentre altri rimangono muti e basiti (nel frattempo, ogni minuto di cabaret in pi appesantisce i 16 euro pagati all'ingresso). Sempre pi spiritata e divertita, lanciando qua e l isteriche risate dall' assordante volume nel microfono, Cat Power improvvisa non so quale cover senza che il pubblico la segua come vorrebbe. Quindi, finalmente all'ultimo brano, dopo mezz'ora di show fuori programma, dopo un: "Ora far come David Yow", si getta in mezzo al pubblico, strisciando tra esso mentre continua a cantare.
Poi tutto finisce: il pubblico (la parte divertita) rumoreggia per un bis, tanto che Chan esce un'ultima volta, prima per scusarsi per l'impossibilit di suonare ancora, poi per salutarci con esplicito gesto che vede la mano sinistra chiusa a tubo velocemente penetrata dall'indice destro. Non ci dato per sapere se si trattasse di un insulto agli organizzatori, che ci stavano gentilmente mandando via, un invito a noialtri o chiss cosa. Lo spettacolo prosegue per gi dal palco: Cat Power che balla sgraziatamente e sguaiatamente i Cure in mezzo al locale; Cat Power che si fa fotografare con ebete mimica facciale; Cat Power che corre in circolo per il locale ridendo come una matta, dopo che un attempato fan le ha chiesto di autografargli un poster.
Come giudicare la serata? Sicuramente salvo i primi quaranta minuti, anche se il resto ha rischiato non poco di inficiare le buone impressioni. Il resto era veramente di troppo. Bizze da anti-diva? Incidente di percorso? Prevedibile risvolto per un personaggio che mai s' mostrato "ordinario"? Cercando di darmi una risposta, me ne torno mesto a casa, ascoltando Daniel Jonhston sull'autoradio: lui s che una persona normale!
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